LA GRANDE RANDONNE’E DELL’ISOLA DELLA REUNION

Da molti anni ho pensato,prendendo spunto da alcune riviste francesi che propongono trekkings un po’ strani in varie parti del mondo,di effettuare una vacanza alternativa in quella sperduta isola dell’Oceano Indiano appartenente all’Arcipelago delle Mascarene ,800 km. circa a Sud-Est del Madagascar,chiamata Réunion.

Si tratta di un’isola vulcanica ,un tempo disabitata,che nel volgere di una cinquantina d’anni è passata da uno stato di vero sottosviluppo ad una condizione di modernità.Attualmente nell’isola risiedono oltre agli Europei,anche Malgasci,Africani,Indiani,Cinesi.Sicuramente chi si è recato come me nell’isola della Réunion si é trovato di fronte ad una realtà ricca di contrasti e di contraddizioni chi si reca all’isola della Réunion.La Réunion é un Dipartimento Francese d’oltre mare,una piccola fetta di Francia trapiantata stranamente in pieno Oceano Indiano,dove è necessario importare l’80 % dei prodotti consumati.Cono vulcanico sorto improvvisamente dalle acque dell’Oceano la Réunion ha potuto evolvere in tutta libertà durante circa tre milioni di anni,con una flora ed una fauna che sono stati completamente importati da altri continenti,essendo l’isola ai primordi della sua esistenza completamente deserta .In meno di tre secoli l’uomo ha potuto in parte rompere quel delicato e fragile equlibrio di una terra descritta come un vero Eden dai primi esploratori.Attualmente l’isola,malgrado alcune “ferite”,è in grado comunque di offrire uno spettacolo “intenso”: coste solcate da colate laviche,picchi scoscesi,profondi circhi vulcanici, ed altopiani dotati di una straordinaria bellezza,torrenti impetuosi con cascate maestose e crateri desolati,lande ventose e foreste tropicali misteriose,dove la natura è in grado di raccontarci le sue lontane origini.A partire dagli anni ’70 l’isola è entrata a far parte gradualmente dell’era moderna. Una demografia incalzante ha costretto a predisporre tutte le infrastrutture necessarie allo sviluppo dell’isola stessa .Quando i “metropolitani” (“Zoreils”) sono sbarcati in massa,sedotti da una piacevole “vie au soleil”,hanno portato tra i loro bagagli la televisione a colori ed il gusto per il consumismo.Non tutto è,pero’,riuscito cosi’ facile,ed il modello di vita seguito mostra ben presto dei limiti a causa della lontananza dalla Francia,della forte disoccupazione e delle diversità del modello di vita voluto dalla società creola.Nasce di conseguenza una nuova sfida lanciata dalla società creola della Réunion a tutta quanta la Comunità Europea. E’ stato cosi’ che,colpiti dal fascino di questa stravagante isola tropicale, io,mia moglie Silvana,mia sorella Erica,Paolo,Paola,Vanni, Fabio ed Enrica abbiamo deciso di partire il 25 luglio 1998.Un volo di piu’ di dieci ore ci ha trasportato da Milano a Parigi e,poi,all’Ile Maurice per una breve vacanza di mare di sei giorni. Il breve periodo ci servirà per riposarci un po’ prima delle intense fatiche fisiche della Grande Randonnée .Un ulteriore volo dell’Air Austral ci ha,poi, trasportato la sera del 31 luglio a St. Dénis,capitale della Réunion.Trascorriamo la notte in un albergo della capitale,la piu’ grande città francese d’oltre mare,un agglomerato davvero singolare,dove il cemento armato delle abitazioni moderne si mescola con le vecchie case creole,e dove i centri commerciali si contrappongono ai mercati tropicali.Si tratta di una città che è in grado comunque di offrire il proprio “cuore creolo” a chi la percorre.Il mattino del 1° agosto lasciamo St. Dénis,accompagnati da un taxista locale molto gentile,che,strada facendo, discute con noi del piu’ e del meno,non tralasciando di parlare dell’isola, dei suoi abitanti e dei vari problemi che li assillano.Percorriamo la costa occidentale; lungo i fianchi delle montagne scorgiamo piantagioni di canna da zucchero e di altri frutti tropicali (ananas,banane,papaia,mango,ecc.),dove fino al 20 dicembre 1848 venivano impiegati gli schiavi.Non è possibile seguire la costa orientale dell’isola a causa di una recente eruzione vulcanica.Arriviamo a Mare-Longue (550 m.) località situata nella parte piu’ a meridionale dell’isola.

Verso le 10,30 incominciamo la nostra Randonnée diretti alla Gite de Basse Vallée (610 m.).Piove e c’è molta umidità,essendo questa la parte piu’ piovosa dell’isola anche durante la stagione secca .Il nostro cammino, ben tracciato,sale lungo i fianchi della montagna,immerso in una magnifica foresta di tipo tropicale e si trasforma per un certo tratto in un magnifico sentiero botanico,che raccoglie molte delle piante presenti sull’isola.Numerevoli scrosci di pioggia rendono piu’ difficile e fastidioso il nostro cammino.Abbiamo con noi zaini molto pesanti e la fatica durante la salita non è indifferente.Dopo circa quattro ore di cammino raggiungiamo la meta della nostra tappa ,la gite de Basse Vallée,un rifugio che ricorda molto i nostri sulle Alpi.Continua a piovere,lasciando poco ben sperare per l’indomani.Il custode della gite de montagne ci prepara un’ottima cena “creola”.Andiamo a letto molto presto.Nel corso della notte piove a dirotto.La sveglia viene data alle 5,00; segue un’abbondante colazione.Partiamo alle 6,45 sotto la pioggia.Bisogna fare attenzione ,dal momento che la piogggia ha reso il fondo del sentiero molto viscido.Si tratta di una tappa lunga e faticosa,con un dislivello in salita di 1750 m.La foresta tropicale che avvolge i fianchi delle montagne è molto bella. Verso metà mattina fortunatamente smette di piovere.Ci fermiamo alle 12,00 per uno spuntino.Piu’ ci alziamo e piu’ il tempo migliora.In lontananza scorgiamo il Piton de la Fournaise (2631 m.),un vulcano contornato da vecchi crateri secondari dalle forme tortuose,e che lascia contemplare tutta la sua bellezza in un’aria piena di fumi solforosi.Alle 15,30 giungiamo alla Gite du Volcan (2160 m.),un accogliente rifugio,gestito da un custode che è pure un artista.Il pomeriggio è molto soleggiato,e viene dedicato al ripristino dei nostri materiali molti dei quali sono fradici di pioggia.Ci possiamo rilassare e riposare al sole.Il tramonto è bellissimo,con lo spettacolo delle nebbie che salgono dalla plaine des Cafres,lungo le pendici del vulcano.Il mattino del 3 luglio ci svegliamo alle 5,30; piove a dirotto e c’è molto vento.Ritorniamo a letto fino alle 7,00.Dopo la prima colazione decidiamo di partire comunque per tentare di raggiungere la cima del Piton de la Fournaise (2631 m.).Raggiungiamo il Pas de Bellecombe ,dal quale scendiamo per cento metri all’Enclos Fouqué; ci sono alcune ripide scalette ,rese scivolose dalla pioggia e bisogna prestare attenzione a dove mettere i piedi.Proprio in questo luogo alcuni giorni dopo,morirà un escursionista francese,cadendo nel sottostante precipizio.Camminiamo per un’ora sotto una pioggia insitente,battuti da un vento molto freddo.Ogni tanto sembra apparire un debole spiraglio di sole con relativo arcobaleno,alquanto suggestivo,ma ben presto la pioggia ricomincia.Ci rifugiamo in una grotta scavata nel fianco del vulcano.La visibilità è ridotta.A causa delle condizioni proibitive del tempo facciamo ritorno alla Gite du Volcan verso le 10,30,con grande soddisfazione di Silvana che,non potendo utilizzare l’ombrello,distrutto dal vento,è fradicia d’acqua.Al rifugio accendiamo un bel fuoco e facciamo asciugare i nostri indumenti .Ci sembra davvero strano di essere in un’ isola dell’Oceano Indiano,in pieno Agosto, e sentire la necessità di scaldarsi attorno ad un fuoco per il freddo! Alle 13 consumiamo un piccolo pranzo in compagnia di alcuni Francesi che hanno coraggiosamente raggiunto la vetta del vulcano.A metà pomeriggio partiamo in auto alla volta di Hell Bourg (80 km. circa di strada).Dobbiamo ritornare sulla costa a St. Bénoit,attraverso la plaine des Cafres (1560 m.) ,cosi’ chiamata per ricordare gli schiavi che in passato vi si sono rifugiati,scappando dalle piantagioni di canna da zucchero.Nel frattempo il tempo migliora.Prima di arrivare alla plaine des Palmistes (1050 m.) ,dove si coltivano canna da zucchero e banane,attraversiamo dei begli alpeggi che ospitano vacche al pascolo.Sulla costa la temperatura è piu’ mite. Alcuni giorni prima la temperatura sulla plaine des Palmistes era scesa a -2°C.Verso le 19,00 raggiungiamo il villaggio di Hell Bourg (927 m.).Nel Cirque de Salazie la strada attraversa paesaggi di una sorprendente bellezza.La vallata di Hell Bourg è famosa per le sue sorgenti d’acqua (Mare) e per i suoi numerosi torrenti (ravines) che scendono lungo le ripide pareti delle montagne incombenti; vi si coltivano gli “chouchoux”,verdura tipica della valle di Salazie.Prima che faccia buio ammiriamo le pareti del Piton des Neiges,illuminate dai raggi dell’ultimo sole.Siamo ospiti di una famiglia belga .Ottima la sistemazione.Come di consuetudine prima della cena viene servito come aperitivo del Rhum con succo di arancia.Mangiamo piatti tipici creoli molto appetitosi a base di “chou-chou”; in particolare gustiamo molto il “rougail”(piatto molto piccante) con salsiccia.Il soggiorno successivo ci alziamo alle 6,45.Si parte alle ore 8,00.La tappa sarà piuttosto impegnativa,comportando la salita del Piton des Neiges (3070 m.),la montagna piu’ alta dell’isola ; affronteremo una salita con un dislivello di 2200 metri ,lungo dei sentieri piuttosto scoscesi.La giornata è stupenda e ci fa dimenticare la pioggia ed il vento del Piton de la Fournaise.Lasciato Hell Bourg,percorriamo un ripido sentiero che solca i fianchi della montagna,attraverso una magnifica foresta di felci ed altre mille specie di piante tipiche dell’isola.Ad un certo punto incontriamo una zona pianeggiante(Terre Plate) immersa in una bella macchia di pini,che ci ricordano molto quelli delle Alpi.In alto incombono i contrafforti del Piton des Neiges.In circa tre ore giungiamo al Cap d’Anglais (2180 m.),un punto molto panoramico,dove facciamo una sosta per riposare un poco.Alle 12,30 siamo finalmente alla Caverne Dufour (2478 m.),rifugio dal quale si raggiunge la cima del Piton des Neiges.La salita è stata dura,ma decidiamo comunque di proseguire verso la vetta dopo il pranzo,nonostante alcuni componenti del gruppo siano un po’ contrari.A metà cammino incontriamo alcuni francolini che camminano davanti a noi.In meno di 1 ora e 30’ giungiamo tutti sulla cima con molta soddisfazione.Paola è un po’ contariata per avere ammaccato il teleobiettivo della propria macchina fotografica,temendo problemi per la riuscita delle diapositive.La cima del Piton des Neiges,cosi’ chiamato per lo strato di brina o di ghiaccio che talvolta lo ricopre,è parzialmente avvolta dalle nebbie,ma è comunque possibile scorgere in lontananza l’oceano,la costa e,piu’ in basso, tutto il Cirque di Cilaos.Fa freddo e tira un vento forte.E’ un vero spettacolo quello delle nebbie che salgono ed avvolgono i pinnacoli che si innalzano lungo le creste della montagna.In meno di un’ora facciamo ritorno al rifugio.Silvana soffre per un leggero mal di testa,dovuto allo strapazzo fisico o alla quota.Il rifugio è gestito da un custode un po’ rude,ma molto gentile.Troviamo molti “randonneurs” come noi.Ci riposiamo un po’ e,poi,consumiamo una cena alquanto “strong”,a base di lenticchie e di maiale affumicato,che ben pochi di noi riescono a gustare.Andiamo a dormire intorno alle 20.E’ consuetudine,infatti,che gli escursionisti si alzino molto presto al mattino per godersi il sorgere del sole sul Piton des Neiges.Durante la notte piove ,c’è nebbia e soffia un vento molto forte.Gli escursionisti Francesi partono per la vetta verso le 5 .Io e Fabio decidiamo di ritornare sul Piton alle 6,30. Vanni ed il “polemico” Paolo preferiscono restare con gli altri alla Caverne Dufour per riposare; anche Paola,sempre la prima ad alzarsi,prefersice riposare.Forse la fatica incomincia a farsi sentire.Saliamo in fretta per scattare qualche fotografia.Sulla cima fa un freddo terribile e,come al solito,c’è un vento che quasi quasi ci butta per terra.Lungo l’ultimo tratto della salita affrontiamo alcuni pendii ghiacciati e percio’ scivolosi . Ritornati al rifugio,alle 9,30 partiamo tutti per Cilaos.Superiamo un colle ed iniziamo la ripida discesa verso il sottostante Cirque de Cilaos.Arriviamo a Cilaos (1210 m.) con il sole.L’aria è fresca e spira una piacevole brezza.Siamo ospiti di una confortevole Gite nel centro del villaggio. Siamo tutti piuttosto stanchi ed una doccia ristoratrice ci rimette un po’ in sesto,prima di mangiare una pizza in un ristorante del villaggio.Attorno a noi ammiriamo le vette della Grande Bénare e del Piton des Neiges.In serata ceniamo in una gite nel centro di Cilaos,dove,come la solito mangiamo in stile “creolo”(chou-chou,”rougail”,fagioli,carne di maiale,pesce spada,verdure varie e torta di cocco); ci viene servito del buon vino francese,dal momento che il vino della zona viene sconsigliato a causa di una pessima vinificazione,adulterata da sostanze chimiche tossiche.Silvana soffre terribilmente a causa di una colica addominale che la colpisce prima di coricarsi.La mattina del 6 luglio ci svegliamo alle 7,00.La giornata è molto limpida e l’aria abbastanza frizzante.Attorno a noi risplendono,illuminate dal primo sole,le cime del Cirque de Cilaos: è un vero spettacolo naturale.Ci viene servita un’ottima colazione ,in particolare gustiamo la marmellata di banane e di pomodori selvatici,entrambe fatte abilmente in casa.Verso le 10 lasciamo Cilaos.Un bel sentiero ci porta verso il colle di Taibit (2080 m.). Dopo un’ora abbondante di cammino incontriamo la Cascade du Bras Rouge ,molto bella per praticare il “Canyoning”. La salita verso il colle è dura e ci impegna tutti,in particolare Silvana soffre ancora per i postumi della colica della sera precedente.Sul colle di Taibit c’è nebbia,ma in lontananza si vedono bene il mare e la costa.In una quarantina di minuti scendiamo alla Gite de Marla (1620 m.),un confortevole rifugio situato in una bella conca soleggiata, dove pascolano molti animali (vacche e capre).prima di cena io,Paolo ed Erica facciamo visita ad un recinto che ospita un centinaio di cervi; pare vengano utilizzati per ripopolare l’isola.Alle 18,30 vengono serviti aperitivo a base di rhum e cena “creola”.Una fitta nebbia ristagna tutto attorno al Rifugio; c’è molta umidità.La mattina del 7 luglio il cielo è sereno.Ci troviamo sotto la Grande Bénare,nel Cirque de Mafate,uno dei tre circhi vulcanici della Réunion.Io e Vanni ci alziamo prima degli altri per effettuare un giro nei dintorni.Dopo la prima colazione il nostro gruppo parte verso le 8,45.Fa abbastanza freddo.In un paio d’ore di marcia raggiungiamo la plaine des Tamarins e,successivamente,la Gite de la Nouvelle (1420 m.).La zona è molto bella e verdeggiante.Nei pressi del rifugio che ci ospita c’è un villaggio dotato persino di un forno a legna che produce dell’ottimo pane.Saluto un collega medico francese che lavora per il Soccorso Alpino alla Réunion e che è giunto fin qui con un elicottero della Gendarmerie; mi parla di due alpinisti che sono stati soccorsi alcuni giorni orsono lungo un fiume,mentre erano intenti a fare del “canyoning”,una disciplina molto diffusa alla Réunion; un sasso ha tranciato la corda,e,pertanto,non sono piu’ stati piu’ in grado di proseguire.

Dopo uno spuntino,io,Silvana ed Erica raggiungiamo in 1 ora e 30’ circa les Trois Roches,località dove si trova una bellissima cascata,alta almeno un centinaio di metri.Lungo il sentiero camminiamo immersi nella foresta tropicale ; attraversiamo dei bei pascoli dove incontriamo alcune “bellicose” caprette .Rientriamo alla Gite verso le 17,15.

La mattina dell’8 luglio il tempo si mantiene sereno e l’aria è fresca.Partiamo verso le 8,30 per la plainee des Tamarins ed il colle de Fourche (1942 m.).Affrontiamo una ripida discesa su Belier ( 1257 m.) .Da questo villaggio raggiungiamo a Grand Ilet la Gite di Christine Boyer alle 14,15.Il cielo è coperto.Faccio un giro nei dintorni per tirar sera in compagnia di Silvana,Enrica ed Erica.Alle 19 viene servita la cena in compagnia di altri turisti Francesi.Il mattino successivo mi alzo presto per comprare il pane e per effettuare un giro nei dintorni.Partiamo per Hell Bourg verso le 8,30.Il sentiero è abbastanza pianeggiante .Lungo il percorso raccogliamo e mangiamo i frutti del goyavier,una bacca che cresce nelle foreste dell’isola in questo periodo.Tale frutto è utilizzato per fare delle marmellate ed un liquore fatto con il rhum.Raggiungiamo la Grande Sable (1030 m.) e l’Ilet à Vidot,costeggiando il Piton d’Enchaing .Siamo di nuovo a Hell Bourg alle 14,00,dove alloggiamo presso il “Relais des Cimes” un albergo della zona.

Il giorno successivo ritorniamo di nuovo in automobile a Grand Ilet.Da qui attraverso un ripido sentiero saliamo in due ore ad un colle situato ai piedi della Roche Ecrite (2277 m.),dal quale in 45 minuti ci è possibile raggiungere la vetta della montagna stessa.Lungo la salita ci imbattiamo in un branco di francolini.Sulla cima siamo in compagnia di altri escursionisti Francesi.C’è molta nebbia,ma di tanto in tanto compare tra bianche nubi,che paiono quasi di bambagia,la cima del Piton des Neiges .Verso le 13 iniziamo la discesa verso la Gite des Chicots.Lungo il sentiero scorgo una femmina di cervo che mi sta a guardare incuriosita per qualche istante e poi si dilegua in mezzo agli arbusti.Dopo un’ora di discesa degradante ci fermiamo per bere un caffè alla Gite des Chicots.Da qui in altre tre ore raggiungiamo Dos d’Ane (1100 m.).Il sentiero corre lungo una cresta posta a cavallo di due vallate,immerso nella foresta.Incontriamo le piante della vaniglia e del chiodo di garofano che spandono nell’aria il loro profumo inebriante e molto piacevole.Ogni tanto scorgiamo, aggrappati alle loro ragnatele ,tirate tra gli alberi, dei magnifici ragni,chiamati “bibes”,del tutto innocui.Ammiriamo alla nostra sinistra degli splendidi valloni ricoperti da una vegetazione lussureggiante,illuminati dalle ultime tenui luci del giorno: è la Réunion che vuole lasciare in noi il suo piu’ bel ricordo! Bisogna fare molta attenzione nel camminare,in quanto in alcuni tratti il sentiero attraversa tratti molto aerei e un po’ insidiosi.Giungiamo al Grand Coin al tramonto ed alloggiamo a Dos D’Ane presso l’Auberge Marie-Claire,gestito da una simpatica coppia di Francesi.La cena è ottima ed in particolare Fabio,sempre insaziabile,gusta con proverbiale avidità tutti i piatti portati in tavola.Anche Erica ed Enrica,sempre piuttosto diffidenti nei confronti del cibo locale si decidono stranamente a mangiare l’ insalata proveniente dagli orti della zona.Il 13 luglio la vettura del nostro autista creolo ci riporta,ahimé,a St. Dénis.Trascorriamo una bella giornata di mare sulla spiaggia di Boucan Canot,una delle poche località costiere dove non si incontrano gli squali,e dove è possibile fare il bagno.La Réunion,essendo un’isola vulcanica,non ha barriera corallina,ed è,percio’,esposta al pericolo di questi predatori dei mari.In lontananza scorgiamo alcune balene con i loro piccoli; provengono dalle acque fredde dell’Antartide e qui si fermano per partorire.Da quando la caccia ai cetacei è stata vietata,diventa sempre piu facile vederle lungo le coste dell’isola durante questo particolare periodo dell’anno.In serata ci rechiamo oltre St. Rose,sulla costa orientale dell’isola per vedere la colata di lava che sta scendendo dal Piton de la Fournaise,minacciando l’abitato di Bois Blanc.Dobbiamo camminare per circa un’ora per vedere bene la colata lavica ; veniamo colti dall’oscurità e,non avendo con noi delle pile ,dobbiamo tribulare non poco al buio per raggiungere l’automobile.E’ stato grazie a tale scelta infelice che ho scatenato su di me le ire di mia moglie e di qulache altro componente del gruppo. Paola ed Enrica, piu’ saggiamente, hanno preferito fermarsi per aspettarci vicino all’ automobile.Il giorno della nostra partenza dalla Réunion la giornata è limpida e tiepida e spirano gli Alisei su St. Dénis.Qui è inverno,ma le condizioni sono veramente invidiabili e sembrano quasi invitarci a restare per qualche altro giorno,forse per evitare il caldo spaventoso che in questi giorni ci viene segnalato in Italia.

Davvero un’”Ile Intense” la Réunion,come giustamente l’hanno battezzata i Francesi.Vi si puo’ fare di tutto,dal Trekking,all’arrampicata,al parapendio,al volo in ultraleggero,alla pratica della Mountain Bike.Bellissima la nostra esperienza lungo la “Grande Randonnée” anche se faticosa con al seguito degli zaini di quasi venti kg. di peso ! Una nota in particolare merita il “Canyoning”,una disciplina emergente e divertente,che prevede la risalita o la discesa dei fiumi,situati in mezzo alla foresta.La Réunion è considerata a giusto titolo come il paradiso della discesa dei Canyons,un modo originale per scoprire l’isola nei suoi aspetti piu’ reconditi e piu’ selvaggi; avrei voluto provare,ma Pascal Colas,la Guida Francese di Chamonix,che mi avrebbe dovuto accompagnare in questa avventura non era disponibile.Un motivo in piu’ per poter ritentare facendo ritorno alla Réunion !

Bergamo,12.09.1998

Giancelso Agazzi